Gli eroi di Rialto: Nelli-Elena Vanzan Marchini racconta la Congiura imperfetta di Baiamonte Tiepolo

Il fatto

Baiamonte Tiepolo nel 1310 fu il principale protagonista di un fallito tentativo di colpo di stato ordito con l’aiuto della famiglia Querini e di Badoero Badoer. La notte fra il 14 e il 15 giugno, mentre infuriava un tremendo temporale, i rivoltosi si diressero in gran numero verso il Palazzo Ducale per uccidere il doge Pietro Gradenigo.La reazione delle guardie ducali avvisate in tempo represse la squadra di Marco Querini, ma non avrebbe avuto la meglio sulla guarnigione di Baiamonte se non fosse accaduto un fatto imprevisto e imprevedibile: in prossimità di Piazza San Marco, a pochi metri da dove ora si trova la Torre dell’Orologio, una vecchia si sporse dal balcone per vedere chi stesse facendo tutto quel frastuono e fece cadere il mortaio posato sul davanzale che andò a colpire proprio la testa del portabandiera dei rivoltosi, che morì all’istante. La cosa creò scompiglio e indecisione tra gli insorti che si diedero alla fuga.

La congiura che avrebbe potuto cambiare la storia della Repubblica di Venezia venne sventata per un colpo di fortuna cha garantì l’indipendenza della Serenissima. Uno dei congiurati, Badoero Badoer, aveva reclutato truppe nella terraferma padovana ma, impantanatosi a Fusina era stato catturato da Ugolino Giustinian podestà di Chioggia. Il Badoer era imparentato con la famiglia padovana dei Da Peraga, una delle più potenti dopo i Carraresi, e la posta in gioco era l’installazione a Venezia di una Signoria collegata a Ferrara e a Padova. Ma non fu così: i rivoltosi furono giustiziati con l’accusa di alto tradimento, Baiamonte Tiepolo in esilio cercò inutilmente di ordire altre congiure contro Venezia finchè morì nel 1328-30 lontano dalla patria. La famiglia Querini trovò rifugio presso l’Isola di Stampalia nel Mare Egeo.

Per ringraziare la donna, Giustina Rossi, che passò alla storia come “la vecchia del mortaio”, il doge le ridusse l’affitto della casa di proprietà pubblica in cui abitava e dalla quale aveva salvato la Serenissima. Tale privilegio fu esteso anche ai suoi discendenti. Il bassorilievo della “vecia del morter” fu posto nel 1841 ad opera dello scultore Pietro Lorandini sul luogo in cui avvenne l’episodio , dove è tuttora visibile .

La percezione del rischio che la Repubblica, già minacciata da altre congiure, aveva corso in quel frangente, indusse a istituire il 10 luglio 1310 il Consiglio dei Dieci, cioè un tribunale per perseguire i reati contro lo stato che, dapprima provvisorio, fu poi più volte prorogato fino a divenire stabile nel 1455. Tale organo supremo dello Stato Veneziano svolse, con rito inquisitorio e grande autonomia decisionale, il ruolo di difensore della Repubblica da congiure e colpi di Stato, colpendo anche la disonestà dei cattivi amministratori che “intaccavano” il patrimonio pubblico.

Una congiura partita da Rialto e conclusasi a Rialto

I congiurati si riuniscono nella Domus Maior di proprietà dei tre fratelli Querini, che si trova a Rialto fra il Canal Grande e il rio Bellegno, poi delle Beccherie, il loro leader è Marco Querini, suocero di Baiamonte.

Dopo aver saccheggiato gli uffici di Rialto, i rivoltosi passano il ponte e, a S.Salvador, si dividono in due falangi. Una, capeggiata da Marco e da suo figlio Benedetto, prende Calle dei Fabbri e punta sulla Piazza attraverso il Ponte dei Dai, mentre quella guidata da Baiamonte imbocca le Mercerie. Quando le truppe ducali, avvisate da un traditore, assalgono alla sprovvista e uccidono i due Querini, i loro uomini cercano di congiungersi al Tiepolo, ma la fortuita caduta del mortaio che uccide il portabandiera fa perdere ai congiurati il riferimento che avrebbe consentito di riunire le due falangi per la battaglia decisiva.

Dunque non resta a Baiamonte che ritirasi verso Rialto. Il doge Pietro Gradenigo non lo fa seguire, si preoccupa di presidiare la Piazza e il Palazzo. Baiamonte con i suoi si mette in salvo passando il Canal Grande, solleva il ponte levatoio di Rialto, lo fortifica con gli alberi delle barche ormeggiate in Riva del Vin e mette a ferro e a fuoco la zona. Seguono tre giorni di trattative con il Gradenigo alla fine dei quali i rivoltosi prendono la via dell’esilio senza ulteriore spargimento di sangue.

La reazione della Repubblica secondo il Romanin fu “d’una grande mansuetudine” per non irritare troppo i congiurati che godevano della protezione di importanti personaggi stranieri, il papa in primis, e di molte famiglie veneziane del Maggior Consiglio. La casa di Baiamonte Tiepolo in Campo Sant’Agostin fu rasa al suolo e si proibì di erigervi altri edifici. A memoria perenne del misfatto si pose sulle sue ceneri una colonna infamante che ricordasse il suo tradimento .

Anche la grande casa dei Querini a Rialto fu demolita, ma solo per due terzi perché dei tre fratelli, Marco, Pietro e Giovanni, quest’ultimo non aveva partecipato alla congiura e dunque la sua porzione venne lasciata intatta, avendo cura di rispettare anche le parti comuni che ne garantivano l’accesso e l’utilizzo. Ma della splendida “domus maior” non deve esser rimasta gran cosa. Nel 1323 il Consiglio dei Dieci fece acquistare l’edificio superstite per trasportarvi le beccherie creandovi ”lo stallon”. Solo in tempi recenti l’area fu utilizzata per la Pescheria.

Nelli-Elena Vanzan Marchini

Storica e presidente di Venezia Civiltà Anfibia

Per maggiori informazioni, una biografia di Baiamonte Tiepolo si trova su Wikipedia.

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